Una, nessuna…centomila

Noi Donne, così uguali eppure diverse, così fragili eppure forti, semplici e piene di contraddizioni al tempo stesso. Noi Donne capaci di grandi amori e grandi odi, di grandi slanci di affetto e al tempo stesso agguerrite.Noi Donne spesso gelose o invidiose di altre Donne eppure cosi capaci a costruire insieme ad altre Donne dove 5+5 non fa dieci, ma cento. Quando Donne così s’incontrano è sempre un evento ancestrale qualcosa che porterà a grandi risultati.

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Qualche giorno fa ho incontrato due care amiche Agnese Sancez e Valentina Guidi con le quali mi sono confrontata su temi squisitamente femminili. Il più gettonato è stata la borsa che nel film il Diavolo veste Prada viene definita da uno dei protagonisti “…un accessorio, un elemento iconografico per esprimere identità individuale…” Si perché per noi donne la borsa non è “qualcosa in cui buttare dentro la nostra robaccia” sempre per citare il film , ma qualcosa che ci accompagna durante la giornata, supplisce ai nostri bisogni, protegge i nostri segreti.

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Gli stilisti lo hanno imparato da tempo cercando di dare delle connotazioni intime alla borsa (vedi Mia Bag o altre), ma alla fine di questi prodotti fatti in serie che puoi acquistare identiche in qualsiasi parte del mondo e spesso a costi assurdi, se osserviamo il rapporto qualità –prezzo, ce ne sono fin troppi.

La pensa così Valentina che con gli occhi pieni di passione ci racconta come è nata la sua attività e di come cresciuta all’interno di una famiglia di storici antiquari è costante in lei la continua ricerca del bello.

Antichità e modernità si fondono quando nello studio e nella realizzazione di una borsa ne conosce tutti gli aspetti artigianali e come gli studi più moderni la orientino nella scelta del miglior utilizzo di tessuti e pellami di qualità.

b a

Ha studiato allo  IED, Istituto Europeo di Design, specializzandosi in Accessories and shoe Design. Nel 2011 dalla voglia di sperimentare e mettersi sempre alla prova nasce “NeverHappyDesign”, il suo marchio di borse. Credo che questa “ragazza” classe 1983  abbia davvero la stoffa (o il pellame) per realizzare il sogno di una o centomila di noi!

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