“URBAN EYES” : dal muro al treno la street art arriva a Il Margutta …

 “La scintilla urban scocca negli USA, soprattutto a New York, negli anni Settanta e Ottanta. Nasce da un bisogno di creatività libera, fuori dalle logiche del mercato dell’arte, appropriandosi di un territorio dimenticato: le aree a margine dei contesti urbani trascurati o abbandonati, come muri e capannoni, strade e palazzi dissestati. Argomenti diversi, tecniche inusuali, provocazioni sociali e idee surreali: un mix di colori e luci, di strategie e sinergie che si fondono per creare qualcosa di nuovo, una voce di rottura, sull’onda estesa della cultura hip-hop”  si legge sul comunicato stampa che anticipa la Mostra Urban Eyes  inaugurata ieri, 28 settembre 2016, presso Il Margutta.  Siamo abituati a identificare la street art in ambiti specifici quali i muri ed i treni eppure il fenomeno ha conquistato appassionati d’arte e media approdando negli spazi espositivi de Il Margutta Veggy Food & Art  che ci ha abituato a confrontarci con le più svariate forme dell’arte.

Proprio la  titolare Tina Vannini riferisce: “Anche quest’anno abbiamo deciso di puntare sulle idee e sulla originalità creativa dei giovani talenti, scommettendo su di loro con una mostra che, ne sono sicura, vi conquisterà” parole confermate dai commenti dei tanti intervenuti alla serata provenienti dal mondo dell’informazione, dell’arte, collezionisti e appassionati.

 

Con la performance del Dj e MC Paparecio e la popping animation della UDA urban dance academy abbiamo conosciuto le opere di cinque urban street ,GIORGIO BARTOCCI, DAFF, EFY, LUCA FONT E NEO , che da Milano sono venuti a contaminare Roma che in comune hanno una forte identità oltre l’uso dello “spray” !

Le opere, che possiamo ammirare fino a fine novembre,  passando dalle periferie urbane alla carta , alla tela o tavola “conservano l’urban come matrice di ispirazione a favore di un percorso di una più personale presa di coscienza artistica. Il confronto diretto con il pubblico, la poetica urban, accoglie un’altra dimensione di sfida che è su piccole dimensioni” spiega la curatrice Francesca Barbi Marinetti

 

 

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