Sulle tracce della storia recente della moda con la giornalista Stefania Giacomini : visita al Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti Decorative, il Costume e la Moda dei Secoli XIX e XX di Roma

Poteva essere un giovedì come tanti e si è trasformato in un pomeriggio di cultura e storia dall’aria molto glamour. Artefice mia figlia che per la sua tesi di laurea ha visitato alcuni musei che riguardano la moda da un punto di vista antropologico che per quel giovedì in particolare prevedeva la visita al museo Boncompagni Ludovisi. Situato in pieno centro a pochi passi da Via Veneto in un palazzetto d’epoca è un luogo incantato. Nella sua storia scopriamo  che nel 1955 grazie alla Contessa Alice Blanceflor Ludovisi Boncomagni de Bildt  viene istituita una fondazione, che prenderà il suo nome, con lo scopo di promuovere e sostenere lo scambio culturale tra l’Italia e la Svezia, suo paese di origine, attraverso l’attribuzione di borse di studio per  studiosi di entrambi i paesi.

Una delizia architettonica arricchita da  trompe d’oeil, quadri e ricchi arredi: il luogo ideale per ospitare il primo museo della moda a Roma. Le cose appena svelate, e tutte le altre che  condividerò a breve,  provengono da una fonte autorevole : la giornalista Rai Stefania Giacomini già professoressa presso l’Università La Sapienza di Roma e autrice del libro “Il successo vien con l’abito” (2001, Rai-Eri Editore).

Proprio a lei e alla sua collega Patrizia Vacalebri dobbiamo la realizzazione di questo museo  nel 1996. Con la creazione di un’associazione no profit , entusiasmo, competenze e conoscenze prende il via l’attuale museo che dopo varie diatribe ereditarie è attualmente gestito dai beni culturali ed il cui ingresso per  volontà testamentarie è gratuito.

La carissima Stefania Giacomini è stata un’inedita quanto  fantastica “guida” per il tour del villino. Competente e disponibile, oltre alla condivisione di progetti, difficoltà ed onori ci trasmette la sua grande passione per la moda (una forma d’arte) , il bello, la storia e le storie che in fondo fanno parte di tutti noi e della nostra cultura. In accordo con quanto esposto già da Barthes (1966/2006, pp. 82-83).

“La moda fin da sempre è espressione di una società nel suo insieme. L’abito è portatore di significato. Un significato ampio, mutevole e multiforme. «Il vestito riguarda tutta la persona, tutto il corpo, tutti i rapporti dell’uomo con il suo corpo, così come i rapporti dell’uomo con la società […] L’uomo si è vestito per esercitare la propria attività significante. Indossare un vestito è fondamentalmente un atto di significazione, al di là dei motivi di pudore, di ornamento e di protezione. E’ un atto di significazione, dunque un atto profondamente sociale, istallato nel cuore stesso della dialettica delle società.».

Si accede al Museo ed appena entrati, c’è un punto di accoglienza presidiato dai volontari che svolgono servizio al Museo. La visita inizia sulla destra e i primi oggetti che si trovano sono porcellane cinesi e milanesi all’interno di una vetrina. La prima stanza vera e propria è la “Sala di Papa Boncompagni”, dove sono esposti due abiti, uno da sera da donna di Fausto Sarli e l’altro uno smoking di Litrico. Ci sono anche alcuni dipinti e altri elementi d’arredo. Una caratteristica di questa sala, che poi ricorrerà anche nelle successive, è la perfetta integrazione tra la moda e l’arte decorativa. In ogni stanza, gli abiti non sono “fuori posto” ma contribuiscono a creare il senso dell’esperienza totale. Successivamente, si entra in un grande salone, il Salone delle Vedute, con pareti e soffitto affrescati, specchi e mobilio di grande qualità. L’abito che si trova qui è un abito da gran sera di Fausto Sarli e nella stessa sala il ritratto della contessa: una donna senza tempo. E si prosegue fino al secondo piano ammirando le donazioni (abiti, accessori e bozzetti) dei primi stilisti che hanno creduto nel museo : le Sorelle Fontana, Gattinoni, Valentino oltre i già citati Litrico e Sarli di cui Stefania ha condiviso ricordi personali come stilista e uomo (realizzò l’abito del suo matrimonio).

La sala che più mi ha colpito è stata la “Primavera di Chini”  che mette in luce in maniera evidente il rapporto tra arte e moda. Le pareti sono ricoperte  da quattro tavole realizzate dall’artista Galileo Chini nel 1914 nell’ambito della Biennale di Venezia .L’abito di Valentino esposto in questa stanza presenta gli stessi elementi decorativi: è un abito da sera in seta  con ricami.

Un’altra stanza sorprendente è  quella dedicata a Palma Bucarelli ; sono esposti abiti, scarpe e accessori a lei appartenuti e alcune fotografie tratte dal suo album privato. Palma Bucarelli fu direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna dal 1941 al 1975. La sua donazione al Museo Boncompagni, avvenuta nel 1996, è di grande importanza in quanto Palma Bucarelli fu una personalità estremamente rilevante in quegli anni. Inoltre la sua donazione fu cospicua: oltre cento capi, che rappresentano uno spaccato di trent’anni di moda italiana. Palma Bucarelli si contraddistinse per la sua eleganza e femminilità ma allo stesso tempo per la sua tenacia e determinazione. Stefania Giacomini la ricorda così:

«Io l’ho conosciuta, l’ho anche intervistata quando ancora non pensavo di fare la giornalista. L’ho intervistata come interprete di una corrispondente della Hearst Newspapers che è un giornale americano molto importante, una catena. Palma Bucarelli, ecco, questo è il classico esempio di una donna di una grande personalità, fantastica, piccolina, molto piccolina, però quando è entrata nella stanza e ha incominciato a parlare ha emanato fascino.»

Nel complesso il Museo Boncompagni Ludovisi è davvero un gioiello, poco noto purtroppo. Stefania Giacomini ritiene che bisognerebbe valorizzarlo maggiormente attraverso campagne comunicative più incisive e attraverso il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado e non solo specificamente quelle dedicate allo studio della moda e del costume e sono sicuramente d’accordo con lei. Io spero di aver dato il mio piccolo, ma sincero,  contributo alla scoperta di questa perla rara e di aver stimolato la vostra curiosità.*

Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti Decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX

Orario di visita
da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.00; ultimo ingresso alle 18.00.
Chiusura:lunedì, il 1 gennaio, il 1 maggio e il 25 dicembre, salvo aperture straordinarie su progetto MiBACT

Ingresso libero

Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti Decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX
Via Boncompagni, 18
00187 Roma
tel. +39 06 42824074

 

*in lavorazione Michela Formicone Tesi di Laurea “Raccontare, esprimere e vivere la cultura: musei della moda nel Lazio” 2018

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