Presentazione del libro di Pino Nazio “Aldo Moro: La guerra fredda in Italia” / un pomeriggio di ricordi

16 marzo 1978 compivo 10 anni, ma non è per questo che ricordo questa data come fosse ieri. Era una giornata come tante. Io e mia sorella con i nostri grembiulini bianchi stirati di fresco veniamo accompagnate a scuola. Seguiamo le lezioni, facciamo catechismo. Le Suore Orsoline sono state bravissime a non far trapelare nulla, almeno fino alle 17.00 quando dopo mezz’ora dal termine della scuola ci riferiscono che è accaduto un fatto importante e che i nostri genitori non possono venirci a prendere subito e che lì siamo al sicuro.

Silenzi e segreti seguono quelle ore, quei giorni, quei mesi. Ci viene vietata qualsiasi attività che non sia quella scolastica, sempre seguite e controllate. Seguivamo in televisione la vicenda Moro, ma in casa non se ne parlava. Solo qualche anno dopo abbiamo capito, ci hanno spiegato. Mio padre allora era un funzionario del Ministero degli Affari Esteri e persona vicina ad Aldo Moro. Tra l’altro amico della scorta e con uno di loro giocava a pallone nella squadra ministeriale.

Quando le persone parlano di anni bui non sanno cosa rappresenta quella definizione per una bambina di 10 anni che ha vissuto “sotto scorta” e alla quale non veniva data alcuna spiegazione, ma che respirava un’aria dura e dolorosa, di imminente e continuo pericolo. Così a quarant’anni dalla vicenda il ricordo è più vivo che mai e anche se con una diversa consapevolezza e le tante spiegazioni ricevute, rimane un mistero tutto quel periodo e tanti i perché rimasti senza una risposta.

Così quando la cara amica giornalista Antonietta Di Vizia mi ha invitato presso la redazione di RomaOggi.eu per la presentazione del libro di Pino Nazio “Aldo Moro: La guerra fredda in Italia” edito dalla casa editrice Ponte Sisto il 29 maggio scorso è stato un atto dovuto partecipare e sebbene in questi anni troppi libri sull’argomento siano stati pubblicati, mi ha intrigato l’idea di una ri-lettura della vicenda. Arrivata per tempo ho avuto modo di scambiare qualche parola con il moderatore, il giornalista Francesco Neri, persona cordiale e preparata con cui ho condiviso ricordi di quel periodo.

Alla discussione sono intervenuti l’autore Pino Nazio, Massimo Cervellini, membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, Ruggiero Capone giornalista de “L’Opinione”, Antonietta Di Vizia direttore di RomaOggi.eu. Ognuno ha raccontato un episodio e le emozioni di quei giorni nonché proposto chiavi di lettura e verificato i fatti anche alla luce di nuove tecnologie che allora non erano disponibili. Il libro è uscito nelle librerie il 9 maggio esattamente quaranta anni dopo il ritrovamento del corpo di Aldo Moro nel bagagliaio di un’auto crivellato di colpi in via Caetani, a due passi dalla sede nazionale della Democrazia cristiana e del Partito comunista.

 

 

L’autore sottolinea il fatto che “il luogo del ritrovamento è esattamente all’ingresso di palazzo Caetani, sede del Centro studi Americani, una struttura che si occupa di promuovere e valorizzare i rapporti tra Italia e Stati Uniti”.

Ed ecco che Pino Nazio passo dopo passo ripercorre la storia a 30 anni dalla fine della seconda guerra mondiale dalla quale l’Italia esce come paese sconfitto e al quale viene continuamente impedito di divenire una democrazia compiuta sempre sotto il controllo di Stati Uniti ed Inghilterra che facevano in modo di impedire l’ingresso del PCI al governo “per evitare che i segreti NATO arrivassero a Mosca”. Si ripercorrono le stagioni delle stragi con i loro protagonisti da quella di Portella della Ginestra, passando per Piazza Fontana, l’attentato al treno Italicus, ma anche della loggia massonica P2 di Licio Gelli. Una storia, la nostra storia, non fatti lontani sentiti distrattamente in televisione.

Con i recenti fatti politici nazionali ed internazionali è un libro di una attualità sconcertante che apre scenari sul mondo di ieri per comprendere meglio quello di oggi, in cui troviamo una terribile scia di sangue a fare da sfondo. Sangue di persone ignare di essere pedine e colpevoli solo di essere nel momento sbagliato nel posto sbagliato e quello di altri colpevoli per aver portato avanti idee ed opinioni in cui credevano.

La prefazione del libro è di un altro giornalista attualmente vicepresidente del Parlamento Europeo: David Sassoli, profondo conoscitore dell’opera di Moro che scrive: “L’Italia non era un paese qualsiasi dell’Europa occidentale, ma una vera e propria frontiera. Italia e Germania federale marcavano il confine fra Est e Ovest e questo ne limitava i movimenti. Sul nostro paese l’attenzione internazionale era sempre al massimo grado di osservazione per la presenza del più grande partito comunista dell’Occidente. Come in ogni frontiera la sfera politica e quella militare non ammettevano vistose dissonanze”.
Queste parole ci confermano l’importanza dei fatti di allora e mettono in risalto che dopo quarant’anni la democrazia italiana non è ancora riuscita a consolidarsi. Mi piace ricordare le parole di Aldo Moro tristemente sempre attuali: il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni ed oggi di politici ce ne sono fin troppi!!

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