A Londra il primo Museo dell’Empatia al Mondo

Da circa tre anni a Londra è possibile visitare il Museo dell’Empatia. Città d’avanguardia non si è lasciata scappare questo importante primato. Lo slogan del museo è “A Mile in my Shoes“, ovvero “un miglio nelle mie scarpe“. Chi vorrà potrà, infatti, indossare le scarpe di un’altra persona (letteralmente) e, con un paio di cuffie che raccontano la storia del proprietario delle calzature, percorrere un miglio lungo le sponde del Tamigi. Le loro storie si ascoltano entrando in un box : si sceglie una delle scatole da scarpe esposte sugli scaffali, ci si infilano i sandali, le infradito, gli anfibi di Sian, Saige o un’altra delle centinaia di persone che si sono messe a nudo per il progetto e poi, camminando, si ascoltano in cuffia le loro parole. A volte ciò che si ascolta è molto duro come con Sian che è una volontaria che  racconta come tenta di lenire le sofferenze di migranti e senzatetto o come per Saige che è una prostituta che spiega che cosa prova quando è con i clienti. Jeremy parla della sua rara malattia, Gary dei suoi arresti, di una vita ai margini della società.

L’obiettivo di questa esperienza diversa dal solito è quello di spingere le persone a provare nuovamente empatia  , ovvero la capacità di comprendere lo stato d’animo di un’altra persona, quello di mettersi, appunto, nei panni (o nelle scarpe) degli altri.

Secondo Roman Krznaric, intellettuale e uno degli ideatori del Museo dell’Empatia, “viviamo in un mondo individualistico, in cui ognuno pensa per sé. Si è un po’ persa per strada la capacità di immedesimarsi negli altri, di cercare di capirli. Secondo degli studi recenti, negli USA i livelli empatici sono crollati del 50%. L’empatia è un antidoto di cui c’è realmente bisogno”.

Museo-dell-empatia

Tra gli ideatori di questo fantastico museo  abbiamo : Clare Pater, Sphie Howarth, Eric Lonergan, Morten L Kringelbach, Niall Morahan, Jennie Butterworth, Sophia Blackwell per ognuno di loro  “Il modo migliore per capire la vita degli altri e non giudicarli senza prima aver capito la loro storia è proprio l’empatia”. Purtroppo, in un mondo in cui si va sempre più veloci, in cui si pensa sempre più a sé stessi (un po’ come se fossimo stati “programmati” a fare così) c’è bisogno di riscoprire determinati valori fondanti della nostra società e della nostra vita.

Ma l’Italia non resta indietro e a Milano nasce il museo e la fondazione dell’empatia con numerosi progetti. Il più forte come impatto emotivo è quello creato da il regista premio Oscar Alejandro Iñàrritu che ha realizzato l’installazione di realtà virtuale Carne y Arena, alla Fondazione Prada (ad inizio anno), con cui trasforma i visitatori in messicani che tentano di superare il confine con gli Stati Uniti «per vivere un’esperienza diretta nei panni degli immigrati, sotto la loro pelle e dentro i loro cuori».

Prima di parlare (o sputare sentenze) vi invito a fare alcune delle esperienze proposte e magari a rivedere qualche idea pre-concetta!

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