Interessi politici ed economici mentre la foresta Amazzonica brucia: non si può restare indifferenti!

Il polmone del mondo sta bruciando. Si sono registrati oltre 72.000 incendi dall’inizio dell’anno. Ogni minuto si perde la quantità di due campi di calcio di alberi. Come si fa a rimanere indifferenti? Eppure ci sono continue polemiche a livello politico e faide tra associazioni. Vi lascio il comunicato Ansa per avere le cifre e la situazione aggiornata io voglio usare le parole del poeta Franco Mario Arminio che ho conosciuto recentemente e di cui vi parlerò prossimamente nel blog.

“Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.”

*L’Amazzonia continua a bruciare e il presidente brasiliano Jair Bolsonaro continua ad accusare le Ong. Intanto, via twitter, si è scatenato lo scontro tra Emanuel Macron e Jair Bolsonaro sulla protezione dell’Amazzonia: il presidente francese ha lanciato l’allarme sulla “crisi internazionale” che rappresentano gli incendi forestali in Brasile, reclamando al G7 di iscrivere la questione all’agenda del suo vertice, ma il suo collega brasiliano lo ha accusato di cedere al “sensazionalismo” per “interessi politici personali”, dimostrando inoltre una “mentalità colonialista”.

Bolsonaro ha ammesso che i proprietari agricoli potrebbero essere responsabili dell’ondata di incendi forestali nel paese – con un aumento dell’82% da gennaio al 18 agosto scorso, rispetto allo stesso periodo del 2018 – ma è tornato a dire che “i sospetti principali” muovono verso le ong ambientaliste, anche se non esistono prove che dimostrino la loro colpevolezza. Interrogato dai cronisti sulle sue insinuazioni riguardo alle ong – definite “irresponsabili” e “assurde” da dirigenti ambientalisti – e la possibilità che siano i proprietari rurali che appiccano i roghi, Bolsonaro ha detto che “certo, possono essere stati i ‘fazendeiros’, tutti sono sospettati”, ma ha aggiunto subito che “i sospetti principali puntano verso le ong”.

L’Istituto brasiliano per l’ambiente (Ibama) ha lanciato un concorso per ingaggiare un’azienda privata che si occupi del monitoraggio della deforestazione in Amazzonia, dopo le polemiche sui dati diffusi dall’Istituto nazionale delle ricerche spaziali (Inpe), che hanno portato all’allontanamento del suo direttore, Ricardo Galvao.

   “A causa della deforestazione, la foresta amazzonica nel territorio brasiliano sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto e siamo sempre più vicini a un punto di non ritorno per quello che, non solo è il più grande serbatoio di biodiversità del Pianeta, ma rappresenta uno dei pilastri degli equilibri climatici”, è l’allarme del WWF.
    
   “Il saccheggio dell’Amazzonia e delle sue straordinarie risorse – afferma Isabella Pratesi, responsabile di Conservazione del WWF Italia – è accompagnato da un drammatico aumento delle violenze verso le popolazioni indigene che vivono in quei territori. Cacciate dalle loro foreste, assassinate e torturate per il commercio di legna, miniere d’ oro, pascoli o coltivazioni, le tribù amazzoniche sono le prime vittime di un efferato crimine contro l’umanità e il pianeta rispetto al quale i nostri occhi e le nostre orecchie rimangono sigillati”.

   Il fumo prodotto dagli incendi che stanno devastando l’Amazzonia in questi giorni può essere visto persino dallo spazio: a catturarne le immagini, il 20 e 21 agosto, sono stati il satellite Sentinel 3, del programma europeo Copernicus dell’Agenzia spaziale europea (Esa), e quello della Nasa, Suomi National Polar-orbiting Partnership. La foto di Suomi Npp mostra il fumo e gli incendi che si estendono per diversi stati brasiliani, tra cui quelli di Amazonas, Mato Grosso, e Rondonia. “Non è inusuale vedere incendi in Brasile in questo momento dell’anno – scrive la Nasa sul suo sito – per via delle alte temperature e della poca umidità. Il tempo ci dirà se quest’anno si è segnato un nuovo record o si è entro i normali limiti”.

*ANSA

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