Visita a “Le Fosse Ardeatine”

Lo scorso sabato (23 novembre 2019) sono stata in visita alle Fosse Ardeatine approfittando di una visita guidata organizzata dall’Associazione Culturale di Promozione Sociale “ARS IN URBE”. Una giornata in cui siamo stati graziati dalla pioggia, che ha reso gradevole (per quanto il luogo lo permettesse!) il triste giro.

La nostra guida è stata la Dott.ssa Barbara Gilone che ha saputo raccontare in modo sentito la storia di quella terribile giornata inquadrando bene tutta la situazione politica e sociale a livello italiano ed europeo partendo dai fatti che avevano portato all’attentato/atto di guerra, alla ritorsione fino ai nostri giorni. E’ riuscita a trasmettere tutta la confusione, la paura e le contraddizioni in cui non solo Roma, ma l’intera nazione viveva. Suo nonno e suo zio sono stati tra i 335 caduti quindi il suo racconto è stato arricchito da numerosi aneddoti sui vissuti ed i ricordi di quella giornata e sugli avvenimenti che ne sono seguiti.

L’ingresso alla struttura, che all’epoca era una grande cava di pozzolana abbandonata, è imponente con l’opera di Mirco Basaldella: “la monumentale cancellata d’ingresso, capolavoro di spiccato espressionismo, in cui l’avviluppo contorto degli elementi, documenta figurativamente l’orrore umano della spaventevole tragedia consumata in questo luogo.

A perenne ricordo del crudele massacro, perpetrato dai nazisti a Roma il 24 marzo 1944 nelle cave di pozzolana della via Ardeatina, è stato creato il Sacrario delle Fosse Ardeatine, solennemente inaugurato nel 1949 in occasione del quinto anniversario della strage.

Il grandioso monumento, pur nella semplicità ed austerità della sua linea architettonica, è straordinariamente eloquente; nel complesso si trovano: le grotte nelle quali si compì l’eccidio, il Mausoleo in cui è stata data degna sepoltura alle 335 salme, il museo ove sono conservati documenti, cimeli, fotografie e opere d’arte che illustrano le tragiche giornate vissute nella capitale dall’8 settembre 1943 alla liberazione di Roma avvenuta il 4 giugno 1944”. *

Tra i caduti anche un ragazzino di 14 anni che si trovava a fare i compiti a casa di un amichetto in quel tragico pomeriggio che venne preso insieme ad altri di quel palazzo. Alcuni ebrei, un prete, ex carabinieri per fare numero non bastarono le carceri, si arrivò alle persone comuni. Tutto avvenne in gran fretta per evitare ritorsioni. 10 italiani per ogni militare tedesco morto nell’attentato: ai 32 deceduti nel convoglio se ne aggiunsero altri che feriti morirono nel corso della notte.

Tra i personaggi che furono “protagonisti” di questa tragica vicenda mi ha molto colpito la figura del Professor Attilio Ascarelli (a lui è dedicata una targa nelle grotte) anatomopatologo ebreo che non esercitava più a causa delle leggi razziali e a cui fu affidato l’ingrato compito della esumazione ed identificazione delle salme. Con i limitati mezzi dell’epoca riuscì a dare un nome a quasi tutti i deceduti. Solo 3 sono stati identificati recentemente con il test del DNA e due rimangono ancora ignoti.

Molti artisti hanno reso omaggio a questo luogo  con delle opere d’arte.  “All’interno del mausoleo sono conservate oltre le opere d’arte di Mirko Basaldella quelle di Renato Guttuso, Corrado Cagli, Carlo Levi, Georges De Canino e il gruppo scultoreo di Francesco Coccia”* che rappresentano le tre età dell’uomo e tre diverse condizioni sociali.

*Fonte ARS IN URBE

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