Pensieri in quarantena by La Stanza di Michela

È tutto così strano. Sembra di trovarsi in un limbo. Noi studenti stiamo a casa e seguiamo le lezioni e studiamo, ma sembra di stare in una lunga sessione d’esami. Però gli esami sono ancora lontani. C’è chi questo periodo ha dovuto smettere di lavorare e si inventa qualsiasi cosa per arrivare a fine giornata. Lievito, uova e farina spariscono dai supermercati perché ci siamo riscoperti fornai e pizzaioli. Un modo di impiegare il tempo tutto italiano. Ma c’è anche chi il lavoro non ce l’ha proprio e non percepisce alcun reddito: per loro, la quarantena è peggio del carcere. Poi c’è chi lavora da casa in smart-working, ma il tempo è inevitabilmente rallentato. C’è chi continua ad andare a lavorare all’esterno: non dobbiamo dimenticare che se possiamo stare tutti bene nelle nostre case è grazie a loro. Ogni giorno, questi lavoratori escono di casa: autocertificazione (versione aggiornata numero… quattro?), mascherina e guanti. Ma un po’ di paura c’è sempre. Perché quando rientrerai, per quanto tu sia stato attento, non sai cosa potresti portare in casa. E allora disinfettiamo tutto, puliamo il telefono, gli occhiali, la borsa, le chiavi, il portafoglio, via le scarpe, via il cappotto. E questi lavoratori, quando tornano, raccontano di un mondo esterno un po’ diverso, un po’ cambiato. Sembra sempre domenica. Poca gente in giro, niente traffico, corridoi degli uffici e delle strutture pubbliche semi vuoti. Abbiamo visto sul web tante belle foto di daini, papere e altri animali che si riappropriano delle città deserte. Sono più sicuri adesso. La natura è più sicura adesso. Se c’è una cosa buona in tutta questa terribile storia, sono gli effetti che la nostra non-attività sta avendo sull’ambiente. Meno fabbriche al lavoro significa meno emissioni, meno macchine in giro significa meno smog, meno aerei in cielo significa meno inquinamento, anche acustico.

Eh sì, qualche lato positivo dobbiamo per forza trovarlo. Perché purtroppo di lati negativi ce ne sono veramente molti. A partire, naturalmente, da tutti coloro che a causa del Covid-19 hanno perso la vita e continuano a perderla ogni giorno. E non solo gli anziani come si credeva all’inizio: tutti siamo colpiti. E, come abbiamo visto, non solo nella lontana Cina. Siamo tutti collegati, tutti uguali, tutti umani. I grandi esodi dal Nord al Sud si sono verificati in tutto il mondo, a testimonianza di come la natura umana, in situazioni di emergenza e paura, sia la stessa, sempre. E poi ci sono tutti coloro che lottano quotidianamente per uscire da questa malattia e tutto l’esercito in camice bianco che combatte per loro. Medici, infermieri e tutto il personale sanitario sono eroi nazionali ora. Non dimentichiamoci mai del lavoro che fanno, perché in quest’emergenza sono al centro dell’attenzione, ma il loro lavoro anche in situazioni di “normalità” è combattere per la vita dei pazienti.

La “normalità”, ve la ricordate? Quei giorni faticosi, impegnativi, lunghi, di tanto lavoro e tante delusioni, ma anche tanta felicità, tante esperienze, sorrisi e abbracci. Tutto questo ci manca. Il Covid-19 ci cambierà un po’ tutti, perché una situazione del genere non si era mai verificata nella storia. I governi fanno quello che possono per salvare la popolazione e non mi sento di criticare scelte che potevano essere fatte meglio o prima. Sfido chiunque a prendere scelte migliori durante un’emergenza sanitaria mondiale senza precedenti con pressioni che arrivano a livello nazionale, internazionale, politico, economico e sociale, e quello che deciderai impatterà ampiamente sulla vita di tutti i cittadini. Sta a noi, quindi, rispettare quello che ci viene chiesto di fare. In altri paesi, sparano su chi viola la quarantena, e qui invece ancora prendiamo multe per false autocertificazioni e, cosa ancora peggiore, si fa trovare in strada chi è risultato positivo al tampone per Coronavirus. Stavolta questa non è “colpa del governo”, è colpa vostra.

Il ritorno alla “normalità”, ad oggi, è ancora lontano. Arriverà, ma lascerà dietro di sé perdite e dolore. Anche io, nel mio piccolo, ho dovuto rinunciare a dei sogni programmati per un futuro ormai incerto. Questo doveva essere un anno di grandi soddisfazioni e conquiste, ma al momento desidero solo che tutto finisca. E quando finirà, noi tutti dovremo impegnarci per la ricostruzione, per rialzarci come dopo una guerra, per ritornare alla nostra tanto odiata, ma mai come prima tanto amata “normalità”.

Michela Formicone by La Stanza di Michela

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