Helmut Newton Legacy

Ho sempre amato questo fotografo. Ho conosciuto il suo lavoro tra gli anni 80 e 90 quando la moda e Vogue erano il mio sogno. Da quegli anni ho iniziato a collezionare Vogue, ma solo molti anni dopo ho avuto accesso alle sfilate, ai backstage, alla conoscenza di modelle, fotografi e stilisti e quindi poter vedere la mostra legacy è stato davvero un’emozione che mi ha portato indietro negli anni.

Gran parte dei testi sono quelli ufficiali della mostra per non “travisare” nulla e poterli rileggere fra qualche nella certezza che non ci sia nulla di artefatto.

LA MOSTRA è TERMINATA IL 17 MARZO 2024

Conosciamo Helmut Newton

Helmut Newton nasce a Berlino nel 1920 e inizia la propria formazione all’età di 16 anni affiancando la famosa fotografa di moda Yva; ben presto però, lascia la città per sfuggire alle persecuzioni degli ebrei. Dopo alcuni viaggi durante i quali lavora come fotoreporter, nel 1945 apre a Melbourne un piccolo studio e successivamente inizia a collaborare con Vogue Australia, British Vogue e con Henry Talbot, un collega fotografo tedesco.

Nel 1961 si trasferisce a Parigi con la moglie June e afferma il suo stile grazie ai lavori per Vogue France, Elle France e Queen. Si mostra subito in grado di catturare lo spirito dei tempi, senza limitarsi alla rappresentazione dell’abbigliamento come accessorio e proponendo una fotografia dal taglio metafisico. Nel 1981 sviluppa un nuovo concetto visivo che desta scalpore per Vogue Italia e Vogue France: chiede alle modelle di spogliarsi dopo un servizio fotografico e le ritrae nella stessa identica posa ma nude.

Negli anni ’90 Newton usa un approccio più all’avanguardia, lavorando sia per editoriali di moda che con stilisti come Chanel, Thierry Mugler, YSL che con altri clienti come Swarovski e Lavazza.

In occasione del suo ottantesimo compleanno gli viene dedicata una retrospettiva alla Neue Nationalgalerie di Berlino. Nel 2004 muore a Los Angeles solo pochi mesi prima dell’apertura della sua Fondazione a Berlino, della quale diventa presidente la moglie June.

Lascio la parola ai curatori della mostra: MATTHIAS HARDER, DENIS CURTI

Helmut Newton è una figura difficile da inquadrare. La maggior parte di noi crede di conoscere il suo lavoro, almeno nei suoi aspetti più importanti. Ma l’opera del fotografo tedesco-australiano è così prestigiosa ed emblematica che qualunque analisi sistematica con qualche pretesa di esaustività è destinata a fallire. Questa mostra, che dopo la sua presentazione a Berlino inaugura un tour internazionale, non è che L’ennesimo tentativo di avvicinarsi a quello che probabilmente resta il corpus fotografico più pubblicato al mondo, un’opera al contempo eterna e attuale che ancora oggi ci turba e ci affascina.

Newton ha sviluppato il suo inimitabile stile nella Parigi degli anni sessanta. La sua visione dinamica si manifesta, ad esempio, in una serie di fotografie dei modelli di André Courreges, rivoluzionari per l’epoca, che scatto nel 1964 per la rivista britannica Queen. In retrospettiva è evidente che Newton che aveva bisogno di trovare il giusto “sparring partner”: lavorare con spiriti affini gli era essenziale per eseguire con successo un incarico e, in definitiva, per aprire le porte all’avanguardia. Questa simbiosi si è ripetuta nelle sue intense collaborazioni con Yves Saint Laurent, Karl Lagerfeld e Thierry Mugler.

Le sue modelle femminili degli anni 70 apparivano da sole o in gruppo, in pose a volte eleganti ed ero-tiche, a volte anarchiche e giocose. Sebbene siano principalmente fotografie di moda, queste immagini sono anche un sottile commento alla società dell’epoca, accennando a tematiche come le manifestazioni nelle metropoli europee e la radicalizzazione dei giovani borghesi.

Anche il suo interesse per la fotografia ritrattistica si evolve nel corso degli anni, i suoi soggetti includevano figure del mondo del cinema, della moda e delle arti, ricercando il famoso, l’affascinante, il famigerato. Arriva a sviluppare uno scenario individuale per ciascuno dei suoi soggetti

Nel 1981, invece, la serie Naked and Dressed di Newton apparve su Vogue Italia e Vogue Paris e in seguito anche nei suoi libri di fotografia. A posteriori, ci sembra che il netto contrasto presentato da questi dittici tra le modelle nude e quelle vestite, in pose identiche, caratterizzi lo spirito dell’epoca, ma la loro pubblicazione infranse un tabù fondamentale.

Le sue fotografie riflettono i cambiamenti del ruolo delle donne nella società. Nel corso della sua carriera ha saputo meglio di qualsiasi altro fotografo come, metaforicamente, mettere le donne su un piedistallo. Nella sue prime fotografie si trattava più di un’abitudine di galanteria convenzionale, nel suo lavoro successivo diventa un chiaro riconoscimento del potere e dell’autorità femminile.

Newton ha sempre amato sorprendere e polarizzare, un approccio che ha consolidato la sua reputazione internazionale e ha plasmato il suo stile unico. Sessant’anni di immagini provocatorie, che mescolano i generi fotografici, fanno fallire ogni tentativo di inserirlo in una categoria. Intrecciava considerazioni commerciali ed eleganza, stile e voyeurismo, creando una commistione tanto inimitabile quanto difficile da dipanare. Questo approccio è intrinseco alla sua innovativa esplorazione del mezzo fotografico.

ANNI SESSANTA

Nel 1961, su invito di Vogue, Newton si trasferì a Parigi con la moglie June. Nella capitale mondiale della moda sviluppò il proprio stile e finì per diventare uno dei fo-tografi di moda piu ricercati e innovativi dell’epoca. Oltre a Vogue France, nello stes-so anno lavorò anche per Elle France, British Vogue e per la rivista d’avanguardia inglese Queen. Queste riviste offrivano a Newton un modo per guadagnarsi da vi-vere e sviluppare le sue idee creative ma erano anche il mezzo di diffusione ideale per le sue interpretazioni della moda contemporanea. Attraverso di esse raggiunse un vastissimo pubblico molto prima che le sue fotografie cominciassero ad apparire su libri e in mostre.

Nelle sue fotografie di moda, che si spingono ben oltre la semplice presentazione visiva di un capo d’abbigliamento o di un accessorio, Newton incorpora continui ri-feriment allo Zeitgeist del momento: dai film di Alfred Hitchcock, François Truffaut e Federico Fellini alla rivoluzione sessuale della fine del decennio. Le immagini di Newton suggeriscono storie e spesso contengono un elemento di intrigo. La serie sulla moda di Courreges che creò per Queen nel 1964 segnò l’inizio di un nuovo capitolo della sua carriera, in cui elaborera i suoi incarichi con l’audacia che gli è caratteristica.

A metà degli anni sessanta Newton acquistò una casa vicino alla Costa Azzurra, che insieme alla vicina Saint-Tropez divenne lo sfondo di innumerevoli servizi di moda, di ritratti intimi di June e di autoritratti. Il suo interesse per la tematica del doppio (Doppelganger) le immagini raddoppiate e l’accostamento tra manichini e modelle in carne e ossa emerge con evidenza nelle sue collaborazioni con diverse riviste a Venezia, Londra, Parigi Milano, Roma, Montreal e Tunisi.

ANNI SETTANTA

Negli anni settanta Newton si recava regolarmente negli Stati Uniti e‹scattava foto-grafie a New York, Miami, Las Vegas come a Berlino, Roma e Saint-Tropez.

Dal 1971, tuttavia, dopo aver avuto un attacco di cuore durante un servizio fotogra-fico a New York, il suo modo di lavorare cambiò. Da quel momento in poi accettó solo incarichi che considerava sfide interessanti. Inoltre, iniziò a servirsi dei set ma anche delle modelle e degli stylist set per realizzare una propria versione più auda-ce delle fotografie di moda in programma. Nel 1976 molte di queste immagini inedi-te apparvero nel suo primo libro di fotografia, White Women. Nel 1978 fu pubblica-to il suo secondo libro Sleepless Nights, che raccoglieva fotografie già apparse su Vogue e Playboy Entrambi i libri ebbero grande risonanza e furono ripubblicati per anni in varie edizioni internazionali

Dal 1975 in poi Newton cominció a esporre le sue immagini in musei e gallerie.

Continuò a scattare le fotografie di moda soprattutto per strada, in hotel o in ap-partamenti signorili, oppure in ristoranti di lusso a volte accostando manichini e modelle. Solo a un’osservazione più approfondita diventa chiaro cosa è reale e cosa invece è una ricostruzione di scene da lui osservate o immaginate. Newton trae ispirazione dalle fonti più disparate, come il Surrealismo, i racconti fantastici di E.T.A. Hoffmann e film che esplorano i temi del doppio e della metamorfosi, come Metropolis di Fritz Lang. Molte delle immagini create da Newton negli anni settanta sono cosi emblematiche e intramontabili che ancora oggi vengono rivisitate e considerate riferimenti.

ANNI OTTANTA

Nel 1981 Helmut Newton sviluppò un’idea visiva rivoluzionaria per Vogue italia e Vogue France: prima a Brescia e poi a Parigi, chiese alle modelle di spogliarsi dopo un servizio di moda, per poi fotografarle di nuovo nelle stesse pose, ma nude.

Nell’autunno, la pubblicazione di queste fotografie sulle due riviste di moda suscitò un vero e proprio scandalo. Questi dittici, che segnarono per lui il passaggio dalla fotografia di moda a quella di nudo, furono chiamati Naked and Dressed.

Allo stesso tempo creò i suoi Big Nudes, destinati sia alle pagine delle riviste sia a stampe a grandezza naturale, cosa che nessun fotografo aveva mai fatto prima.

Newton sondava continuamente i limiti della società e della morale, ridefinendo-li in base alla sua visione. Queste immagini sono state raccolte nel terzo volume di Newton, Big Nudes, il suo libro di maggior successo sinora.

Alla fine del 1981 Helmut e June Newton si trasferirono a Monte Carlo. Da allora in poi la coppia trascorse i primi mesi di ogni anno a Los Angeles, dove Newton realizzò molti ritratti di celebrità di Hollywood che frequentava come amici o conoscenti.

Nel frattempo continuava a scattare ritratti a June che dal 1970 aveva intrapreso una carriera di successo come fotografa con lo pseudonimo di Alice Springs.

Nel 1987, ispirandosi alle riviste illustrate della sua giovinezza berlinese, Newton fondò la sua rivista di grande formato, Helmut Newton’s Illustrated, della quale pubblicò quattro numeri a intervalli irregolari.

ANNI NOVANTA

Il lavoro di Newton negli anni novanta e’stato caratterizzato da fotografie di moda sempre fantasiose, molte delle quali scattate a Monte Carlo e dintorni, ma anche a Berlino in particolare nel leggendario ristorante Exil, oppure all’aperto a Parigi

o a Miami.

Lavorava sempre più di rado per le riviste, mentre aumentavano gli incarichi conferiti direttamente dagli stilisti e da altri clienti come Chanel, Mugler, Yves Saint Laurent, Wolford Swarovski e Lavazza, che spesso gli affidavano campagne pubblicitarie su larga scala. Ormai la fotografia di moda si era ampiamente emancipata dalle riviste, che sino ad allora erano state il contesto tradizionale della sua creazione e pubbli-cazione. Numerose mostre nei musei e un fiorente mercato dell’arte accompagnarono questo corteo trionfale, facilitato anche dal sempre maggiore riconoscimento dell’importanza culturale di questo ramo della fotografia.

Negli anni novanta Newton realizzò anche una serie di pubblicazioni personali, tra cui due numeri di Helmut Newton’s Illustrated e un libro dei suoi scatti con Polaroid realizzato con Schirmer/Mosel. Le istantanee continuavano a essere molto importanti per Newton, soprattutto come modo rapido per verificare un’idea o controllare una composizione durante un servizio fotografico.

Produsse inoltre una vasta antologia di facsimili delle sue opere pubblicate su riviste nel corso di cinquant’anni, Pages from the Glossies, e un libro scritto a quattro mani con June, Us and Them. Nel 1999 TASCHEN pubblicò SUMO, il libro d’arte di maggiori dimensioni mai edito. Newton ricevette inoltre diversi premi per il suo lavoro fotografico in Francia, Monaco e Germania.

ULTIMI ANNI

Nell’ultimo decennio della sua vita Helmut Newton veniva ancora ingaggiato da riviste e stilisti perché traducesse in immagini la moda del suo tempo. Tanta longevità in un settore che solitamente è ossessionato dal nuovo è un fatto eccezionale, come del resto la freschezza spirituale e visiva di Newton. Guardando le fotografie dei suoi ultimi anni, tanto permeate dallo spirito dell’epoca, è difficile credere che siano state scattate da un ottuagenario.

Nel 2000, in occasione dell’ottantesimo compleanno di Newton, la Neue Nationalga-lerie di Berlino gli rese omaggio con una grande retrospettiva che è stata successivamente esposta in diverse città del mondo. Si trattava della prima mostra permanente di un fotografo mai allestita nel leggendario edificio di Ludwig Mies van der Rohe.

Due anni dopo l’autobiografia di Newton fu tradotta in dieci lingue e pubblicata da altrettante case editrici. Due importanti pubblicazioni di Newton sono state realizzate in collaborazione con la sua galleria di Zurigo, De Pury & Luxembourg, in occasione delle mostre Sex and Landscapes e Yellow Press, che presentavano per la prima volta i paesaggi e le fotografie giornalistiche scattate negli ultimi anni.

Si potrebbe dire che la selezione di immagini finale intreccia ancora una volta, nel modo unico tanto tipico di Newton, i generi principali del suo lavoro: moda, nudi e ritratti, rendendo così una potente testimonianza dell’eccezionalità e dell’autorevolezza della visione di questo fotografo.

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