Nel libro di Dacia Maraini: “Diario degli anni difficili/ con le donne ieri, oggi e domani edito da Solferino nel 2024 si parla di donne, ovviamente, ma anche di uomini e di cambiamenti epocali. Quelli che stanno avvenendo in modo sottile e di cui vediamo e subiamo solo gli effetti. Dacia Maraini parla di aborto, di femminicidi, delle donne iraniane, della Befana e delle gonne. Un mondo femminile in evoluzione che si scontra con quello maschile che cerca di tenere salde le sue posizioni, non vuole retrocedere, né condividere e lo fa a qualsiasi costo anche quello di dare la morte.

Ci sono immagini che restano dentro, come se parlassero direttamente alle nostre emozioni. Una di queste è il celebre dipinto di Frida Kahlo in cui appare una cerva con il volto di donna che corre in un bosco. Il suo corpo è trafitto da frecce, come un moderno San Sebastiano: ferita, ma non piegata. Sullo sfondo, un mare agitato sembra amplificare il senso di tensione e dolore che attraversa tutta la scena.
Per la scrittrice Dacia Maraini, questa tela rappresenta in modo struggente e simbolico la realtà della violenza contro le donne: gli abusi, i femminicidi e, più in generale, una condizione di inferiorità che per troppo tempo è stata imposta come se fosse naturale.
Per secoli, infatti, alle donne è stata negata la libertà di esprimersi pienamente. Sono state educate a credere che il loro ruolo fosse limitato alla cura degli altri, alla maternità, alla gestione della casa. Un modello che ha finito per diventare una sorta di gabbia invisibile: non solo sociale, ma anche culturale e psicologica.
Come osserva Maraini, molte donne hanno interiorizzato questa visione, arrivando a pensare che quella presunta inadeguatezza fosse un fatto biologico, quasi inevitabile. Bravissime a dare la vita e a prendersi cura della famiglia, ma considerate incapaci di avere un pensiero autonomo, una voce propria, un ruolo pubblico riconosciuto.
Ed è proprio da qui che nasce la necessità di cambiare prospettiva.
Secondo la scrittrice, per contrastare davvero la violenza e le disuguaglianze non bastano le leggi: serve una trasformazione culturale profonda. Bisogna intervenire sulle abitudini, sul linguaggio, sugli stereotipi di genere che ancora oggi condizionano la società. Anche la misoginia nascosta nelle parole e nei modi di dire quotidiani contribuisce, spesso in modo silenzioso, a perpetuare una visione sbilanciata dei rapporti tra uomini e donne.

Le radici del conflitto, infatti, affondano ancora nel modello patriarcale in cui viviamo. Un sistema che fatica ad accettare l’indipendenza femminile, il riconoscimento professionale, la libertà di scelta. E da questa resistenza nasce talvolta una rabbia vendicativa, un tentativo di ristabilire un ordine antico che non vuole lasciare spazio al cambiamento.
Il percorso verso l’uguaglianza, però, non è mai semplice. È una strada lunga, fatta di ostacoli e di conquiste graduali. Non è molto diversa da altre grandi battaglie della storia: quella degli operai per ottenere diritti e dignità contro il potere degli industriali, le rivolte dei contadini contro i feudatari, o le lotte dei democratici contro il sistema della schiavitù.
In fondo, la cerva di Frida Kahlo continua a correre proprio per questo. Ferita, sì, ma non sconfitta. E nella sua corsa c’è l’immagine di tutte le donne che, nonostante le difficoltà, continuano a cercare libertà, rispetto e riconoscimento.
Perché ogni trasformazione sociale nasce sempre da un gesto di resistenza. E spesso, quel gesto comincia proprio dalla consapevolezza.
