Certe domeniche hanno un’energia diversa. L’aria sembra raccontare qualcosa di speciale, e l’8 marzo scorso lo è stato davvero. Nel cuore dell’EUR, negli spazi suggestivi de “La Vaccheria”, la moda ha scelto di parlare di donne, di identità e di trasformazione attraverso la nuova collezione di Alta Moda Primavera/Estate 2026 firmata da Luigi Borbone.
Quest’anno per lo stilista è anche un traguardo importante: vent’anni di creatività, di ricerca e di visione. Un anniversario celebrato con una collezione dal titolo evocativo: “Il Labirinto delle Meraviglie”. Un nome che già racconta molto, perché il labirinto diventa la metafora perfetta della nostra epoca: un percorso fatto di svolte inattese, smarrimenti, cambiamenti e nuove rinascite.
La collezione si muove proprio dentro questo viaggio simbolico. L’immaginario trae ispirazione da figure iconiche della metamorfosi. Da Orlando, il personaggio senza tempo raccontato da Virginia Woolf e portato sullo schermo da Sally Potter, che attraversa epoche e identità, fino a Kore/Persefone, archetipo eterno della donna doppia: fragile e potente allo stesso tempo, sempre in cerca di un passaggio verso una nuova consapevolezza.
Nella mente scorrono immagini quasi cinematografiche: come quella di Tilda Swinton che corre attraverso un labirinto cambiando epoca e abito, mentre i percorsi geometrici diventano motivi grafici sugli abiti. I tagli sartoriali seguono infatti un disegno architettonico che ricorda i giardini topiari: linee, incisioni e geometrie che sembrano modellare lo spazio intorno al corpo, trasformando ogni abito in una piccola architettura da indossare.
Il dialogo con il cinema continua anche attraverso il riferimento a “L’Enfer” di Henri-Georges Clouzot, dove Romy Schneider esplora le molteplici sfumature del femminile, dalle più luminose alle più misteriose. Una dualità che torna anche nella palette della collezione: verde, celeste, arancione e tonalità vibranti accompagnano la metamorfosi come un vero e proprio gradiente emotivo. Il contrasto tra bianco e nero, invece, racconta quel cambiamento interiore che spesso precede ogni trasformazione esterna, suggestione nata dall’osservazione delle opere dell’artista Mark Kostabi.
Le silhouette attraversano epoche e suggestioni: l’eleganza del Settecento, la raffinatezza rassicurante degli anni ’50 e la sensualità libera delle trasparenze anni ’70. Le sete – impalpabili o più strutturate – si incontrano in un equilibrio delicato tra leggerezza e presenza. Alcuni abiti accarezzano il corpo con linee morbide e fluide, altri lo celebrano con ampie gonne scenografiche che raccontano una femminilità più classica e solenne.
Per Luigi Borbone l’alta moda rimane il luogo privilegiato dove superare i confini dell’ordinario e dare forma alla propria visione creativa. È qui che la moda diventa arte, sperimentazione, racconto. Un percorso costruito in vent’anni insieme alle sue preziose sarte, custodi di tecniche artigianali che continuano a evolversi nel linguaggio della moda contemporanea.
Un ringraziamento speciale va anche a chi ha contribuito a rendere la sfilata un’esperienza immersiva: Pablo Gil Cagné e la Face Place Make-Up Academy per il make-up, Giovanni Salerno – direttore artistico di Wella Professional Italia – per l’hair styling e Steeve Mask Deejay per le sonorità elettroniche e house che hanno accompagnato il ritmo della passerella.
Dietro le quinte, l’energia dei giovani: gli studenti dell’Università Internazionale degli Studi di Roma (UNINT) e quelli dell’ITS Academy Sistema Moda, coordinati dalla docente Maria Cristina Rigano.
Perché la moda, in fondo, è proprio questo: un labirinto meraviglioso dove perdersi, ritrovarsi e continuare a reinventarsi.
Foto di Evandro Inetti

