Isabel Allende…il quaderno di Maya

Non so come ho fatto a perdere questo romanzo della Allende… mio marito appena ne esce uno nuovo, me lo fa ritrovare, con orgoglio, la mattina vicino al caffè fumante.

Il quaderno di Maya è arrivato nella mia biblioteca solo un paio di mesi fa :  il libro è uscito in realtà nel 2011. Finito i libri che avevo iniziato è arrivato il momento di assaporare anche per me questo romanzo. Complice la reclusione obbligata dal coronavirus in meno di un mese ho visto scorrere le sue 398 pagine. Edito da Feltrinelli questo libro mi ha intrigato sin dalla copertina e la storia è raccontata con tutto il brio di una Allende dei tempi di “Amore ed ombra” con temi attuali che si riallacciano alle storie familiari e alle vicende politiche del passato.

Protagonista Maya Vidal un’adolescente che dopo un’ infanzia relativamente serena, alla morte del nonno (il suo Popo) finisce in un vortice di alcool, droga fino alla prostituzione nei bassifondi di Las Vegas. Dopo rocambolesche avventure, alcune davvero raccontate in modo crudo, viene letteralmente spedita dalla famiglia in un’isola sperduta nell’arcipelago di Chiloé, nel sud del Cile per proteggerla dalle conseguenze delle recenti situazioni vissute. Non furono infatti né i programmi di riabilitazione né il collegio a riportarla di nuovo verso sé stessa, ma un nuovo modo di vivere il tempo e la comunità.

Le relazioni sociali così fitte, l’altruismo, l’amore per le tradizioni e la natura risvegliarono in Maya quei sentimenti da cui sembrava lontana anni luce nei suoi momenti più bui dai quali pensava non sarebbe più riuscita a rialzarsi.

La sua figura di riferimento non c’era più, suo padre sempre meno presente e la mamma che l’aveva abbandonata era solo una favola col nome di “principessa della Lapponia”, così da piccola le avevano spiegato i nonni  l’assenza della madre. Arrivata all’adolescenza tutto questo castello di carta costruito dai nonni va ad implodere con tutte le sue estreme conseguenze, ma piano piano Maya tornerà alla vita sempre più sicura e forte in quell’esilio obbligato che diventerà poi luogo di purificazione e rinascita.




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