A lezione di Bon Ton: Modo di rivolgersi

Sebbene il galateo fino a qualche anno fa fosse molto rigido al riguardo oggi sicuramente c’è più leggerezza, ma se non vogliano rischiare di essere considerati maleducati ecco qualche indicazione che diventa fondamentale se ci si trova in ambienti formali.

Ambienti Informali:

Quando si è di pari condizione sociale, ma non in rapporti di amicizia, rivolgendosi a un uomo sarà meglio chiamarlo per cognome dandogli del lei. Se si è amici va bene il tu e chiamarlo per nome o nomignolo se condiviso. Lo stesso vale per la donna.

Non si dà del tu ad un professionista, un medico o qualsiasi persona stia lavorando per voi. Lo stesso vale al contrario. Non si tratta di distanza, ma di rispetto.

Cortesia e sorriso anche per il venditore ambulante, l’ortolano del mercante e personale di servizio. Da come si trattano eventuali subalterni si capisce il rango di una persona. I nuovi ricchi si riconoscono da questo; non li imitate!

Oggi molte situazioni lavorative hanno atteggiamenti meno intransigenti ed altri sono davvero easy fate attenzione a non essere inopportuni. In ufficio o qualsiasi altra situazione lavorativa va bene il cognome a meno che non abbiate rapporti di amicizia anche al di fuori. Nel caso sia il vostro capo o un subalterno in ufficio sempre utilizzare il cognome. Nomi o appellativi devono essere destinati all’esterno.

Ambienti Formali:

Di Principi oggi se ne incontrano un po’ dappertutto: ai ricevimenti, nei luoghi di villeggiatura e di cura, sui transatlantici, ecc. Per quanto affabili e di facile approccio possano essere, il buon gusto vuole che si osservi nei loro confronti un contegno deferente e corretto.

Ai Principi di sangue reale, ai granduchi regnanti ed ereditari spetta il titolo di Altezza Reale. A quelli di sangue imperiale, il titolo di Altezza Imperiale (per esempio, gli Arciduchi d’Austria).

Ai Principi Sovrani (vedi regno di Monaco) spetta il titolo di Altezza Serenissima. Ammessi alla loro presenza, ci si rivolge a lui dicendo « Monsignore », a lei « Vostra Grazia».

Alle Altezze Reali si parla alla terza persona. Nelle presentazioni, le signore fanno la riverenza, gli uomini un inchino. Non si fa il gesto di tendere la mano prima che l’Altezza Reale abbia tesa la sua.

Il signore che viene a trovarsi alla presenza del Capo dello Stato, aspetta che gli venga tesa la mano. Nel prenderla, s’inchina. Una signora non fa la riverenza né al Presidente né alla Consorte del Presidente della Repubblica, ma marcherà la sua deferenza aspettando, anche lei, che le venga tesa la mano. Fatto il saluto, aspetterà ancora: non tocca a lei aprire il discorso.

Non si rimane seduti al passaggio o in presenza del Capo dello Stato: gli si deve lo stesso rispetto che si deve alla bandiera.

COME CI SI RIVOLGE:

a un Ministro del governo  / Signor Ministro

a un Senatore / Senatore o Onorevole Senatore

a un Deputato / Onorevole

a un Ambasciatore / Signor Ambasciatore

a un Ministro Plenipotenziario / Signor Ministro

a un Cardinale /Eminenza

a un Vescovo / Eccellenza

a un Nunzio Apostolico / Eccellenza

a un Prefetto / Signor Prefetto

a un Sindaco / Signor Sindaco

al Presidente  (del Consiglio, della Corte di Cassazione, della Corte dei Conti del Tribunale)

Signor Presidente

a un Ecclesiastico in generale / Reverendo o Padre

 a una Madre Generale o una Madre Superiora / Madre o Reverenda Madre

a una Suora / Sorella

a un Pastore protestante / Signor Pastore

a un Rabbino / Dottore o Rabbi

Rivolgendosi a un Capitano, a un Maggiore, a un Ufficiale superiore in genere, si dice soltanto il grado se i rapporti sono da pari a pari, o se chi gli parla è una signora: « Capitano, posso offrirle una tazza di tè? ». Ma a un anziano generale la giovane signora dirà: « Signor Generale ».

Agli Ufficiali di Marina ci si rivolge con la qualifica di « Comandante », dal grado di tenente di Vascello in su. Ma a un Contrammiraglio o a un Ammiraglio ci si rivolge chiamandolo Ammiraglio.

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