La creatività può diventare una forma di rinascita. Lo dimostra la storia di Antonietta Tuccillo, artigiana creativa di La Spezia, protagonista della mostra Trame di speranza, intrecci di vita. Il filo che cura l’anima, ospitata alla Fabbrica del Vapore di Milano per il decennale di Women for Women against Violence, il progetto ideato da Donatella Gimigliano che da dieci anni promuove la sensibilizzazione contro la violenza di genere e a favore della prevenzione oncologica.
Da anni Antonietta convive con un tumore ovarico ad alto grado. Interventi, terapie e continue ripartenze avrebbero potuto allontanarla dalla sua passione. Invece è stato proprio l’uncinetto a offrirle una nuova prospettiva. Punto dopo punto ha dato vita a collezioni di abiti, cappelli, capispalla, costumi e raffinati abiti da sposa, tutti realizzati a mano, trasformando il crochet in un linguaggio di forza, speranza e bellezza.

Il suo percorso ha colpito profondamente Donatella Gimigliano, che ha scelto di dedicarle uno spazio speciale all’interno della manifestazione, riconoscendo nelle sue creazioni la capacità di raccontare la resilienza attraverso l’arte.
Ad arricchire l’esposizione è stata anche la partecipazione di The Queen’s Hat Exhibition, con le creazioni delle hat designer Claudia Bosticco e Lina Naspro, che ha donato uno dei suoi cappelli alla cantante Nina Zilli. Un incontro tra alta modisteria e artigianato artistico che ha celebrato il valore del fatto a mano e il legame tra moda, creatività e solidarietà.
Dietro questo importante riconoscimento resta però una realtà complessa: nonostante il talento e l’interesse suscitato dal suo lavoro, Antonietta continua a fare i conti con difficoltà burocratiche che rendono complicato trasformare la propria attività in un progetto economicamente sostenibile. Una riflessione che invita a ripensare il sostegno concreto a chi, anche dopo un percorso di malattia, continua a creare valore.
La storia di Antonietta Tuccillo ricorda che la moda può andare oltre l’estetica: può raccontare il coraggio, custodire emozioni e trasformare un semplice filo in un simbolo di rinascita.
