Appuntamento di settembre per Architettura&Moda: Marina Santaniello interpreta le rovine dell’antica Sutri

L’appuntamento di settembre di Architettura&Moda ci porta a Sutri e nello specifico nel Parco Archeologico. Una storia importante, un’architettura imponente e abbiamo voluto interpretarlo con leggerezza: organizzando un pic nik!

Vi racconto un po’ di storia. L’antica città di Sutri sorgeva dove è ancora oggi, su un alto sperone tufaceo delimitato dal corso di due torrenti, il Promonte e il Rotali; una seconda formazione di tufo al di là dell’odierna via Cassia ospita il complesso archeologico dell’Anfiteatro e Mitreo di Sutri.

La posizione strategica, in posizione dominante a controllo del percorso obbligato tra i monti Sabatini a sud e i Cimini a nord, ha determinato il ruolo di primo piano che Sutri ha ricoperto sin dalla fondazione di un avamposto coloniale romano nel 384 a.C. (secondo la tradizione la prima delle colonie di diritto latino) e fino al tardo Medioevo e oltre. La città era infatti a un crocevia dove si incontravano i territori delle città etrusche di Veio a sud, Cerveteri a ovest e dell’agro Falisco a est, lungo la strada che portava verso la regione di Tarquinia e Orvieto, più tardi percorsa dalla via Cassia romana.

Il monumento più imponente e suggestivo di Sutri è l’Anfiteatro rupestre, che costituisce un complesso unitario con la necropoli meridionale e con la chiesa della Madonna del Parto (il cosiddetto “Mitreo”).

Benché di modeste dimensioni (m 49,60 x 40,80), l’Anfiteatro di Sutri è l’unico esempio conosciuto di una simile struttura di spettacolo ad essere interamente scavato nella roccia.

La scelta di costruire un Anfiteatro interamente scavato nel tufo sembra essere un voluto richiamo all’antica tradizione etrusca di architettura rupestre nella Tuscia, confermando per la città di Sutri in epoca imperiale il ruolo di “porta dell’Etruria”, che in quegli stessi anni le era stato attribuito dallo storico Tito Livio.

 Nel prato antistante abbiamo allestito un pic nik con tante prelibatezze e per l’occasione ho indossato una camicia ed una borsa abbinata realizzate e dipinte dall’ artista Marina Santaniello.

La caratteristica delle sue creazioni, che sono sempre di splendida fattura ed ognuna porta in sé un messaggio profondo, è che sono realizzate partendo da materiali a cui si vuole dare una nuova vita.

Parola d’ordine riciclo e riuso. Recentemente l’artista ha realizzato tutti i capi della sfilata svoltosi a Rocca Ripesena, a favore del magnifico roseto, utilizzando camicie donate dagli abitanti di Orvieto a sostegno della causa. Tante sono state le occasioni in cui ho potuto vederla all’opera anche a favore di altri eventi benefici come sfilate per la prevenzione e la tutela delle donne vittime di violenza.

Ha dato nuova vita a borse vintage come quella delle foto con ironia ed immensa bravura.

unica ed irripetibile Marina Santaniello

Conosciamo meglio Marina Santaniello

Sono nata a Roma, dove vivo e lavoro. Sono biologa, ho insegnato per molti anni e, quando sono arrivata alla pensione, invece di fermarmi… ho deciso di complicarmi felicemente la vita!Ho inseguito i miei sogni: mi sono diplomata come Figurinista e Modellista e poi mi sono laureata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma. Ho esposto in Italia e all’estero e ho avuto anche l’opportunità di lavorare in un atelier di moda negli Emirati Arabi, portando con me il gusto e la sartorialità del Made in Italy.

Ma c’è un filo che unisce tutto il mio percorso: la passione per il riuso e il riciclo. Mi piace pensare che le cose non siano mai davvero finite: una vecchia borsa può tornare a raccontare una storia, una camicia dimenticata può diventare qualcosa di completamente nuovo.Per me riciclare non significa semplicemente recuperare un oggetto: significa dargli una seconda vita, e magari anche una seconda possibilità di emozionarci.

E forse, in fondo, è proprio quello che ho fatto anch’io: ho riciclato me stessa… e devo dire che il risultato non è venuto poi così male!

Lascia un commento