AltaRoma: Sabato mattina al Guido Reni District / seconda parte

Si rimane poi a bocca aperta quando si arriva a DROPS OF ITALIAN GLAMOUR. Ad essere esposta l’esssenza della moda italiana dal dopoguerra al XXI secolo.  È un meticoloso lavoro di archiviazione attraverso il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del Made in Italy. In mostra 40 abiti, da giorno e da sera, creati da couturier e stilisti italiani e selezionati dall’archivio Quinto Tinarelli, tra i più grandi in Europa, che conta oltre seimila modelli. Il percorso espositivo in “Drops of Italian Glamour” vuole raccontare l’essenza dello stile italiano attraverso la moda femminile e il costume del XXI secolo, evidenziandone tutti quegli elementi che hanno creato un’aurea di mito intorno all’Italia e al Made in Italy.  Amalgamati tra di loro modelli della fine degli anni ’60 fino al primo decennio del XXI secolo. Dall’alta moda romana di Valentino, Roberto Capucci, Lancetti, Andrè Laug, Renato Balestra, Rocco Barocco, Sarli, Gattinoni, agli esponenti del pret-à-porter come Emilio Pucci, Biagiotti, Armani, Versace, Krizia, Missoni, Gianfranco Ferrè, Gucci, Romeo Gigli, Dolce & Gabbana, Alberta Ferretti, Anna Molinari, Prada e Fendi. Pillole glamour che danno corpo al fascino italiano, sottolineandone, attraverso la creatività storica, l’unicità, la seducente eleganza e il successo che non sarebbe spiegabile se non anche in funzione dello stesso territorio. Molti dei pezzi in mostra sono stati indossati da celebri mannequin, personaggi del cinema e icone del jet set come, tra le altre, Amber Valletta, Nadja Auermann, Naomi Campbell, Linda Evangelista, Dalma Callado, Liza Minelli, Gisele Bündchen, Kate Moss, Lady Gaga, Brooke Shields, Marpessa.

L’ultima ad essere visitata è A.I. PROVE TECNICHE DI TRASMISSIONE.  Ero  piccola, ma ricordo quando venivano annunciate in TV le “Prove Tecniche di Trasmissione”  : un programma sperimentale che, agli inizi degli anni ‘70, mandava in onda immagini studiate per provare gli effetti cromatici della nuova tv a colori. Oggi è anche il titolo della 14esima edizione di A.I. Artisanal Intelligence che, per la prima volta, promuove non solo il lavoro di giovani fashion designer e artigiani, ma anche di costumisti che si sono formati a Roma. In collaborazione con l’Accademia di Costume & Moda, che nasce a Roma più di 50 anni fa creando la prima formazione che non divide moda e costume, con due famose Sartorie Teatrali, la Sartoria Farani di Luigi Piccolo e the One, e con Pompei per le scarpe, A.I. propone un percorso che attraversa la dimensione di separazione fra prova e trasmissione. L’allestimento mette in discussione un concetto, comunemente accettato, di cronologia e definizione del bello in quello che è finito: la prova non è più un passaggio, ma è uno stato di perfezione perché ancora legata allo studio, alla sperimentazione, all’infinito. È anche lo spazio dove moda e costume si confondono in una dinamica creativa tipicamente romana. L’opera dell’artista Isabella Ducrot apre il percorso espositivo che attraversa le fasi di preparazione, dallo studio puro sull’abito dell’artista ai tavoli di lavoro dei designer. Seguono i costumi di Farani dell’ultimo bianco e nero e del primo colore dei balletti della RAI, per arrivare al risultato finale dei costumi di Gianluca Falaschi: “L’Italiana in Algeri” e “Ciro in Babilonia”, vincitore del premio Abbiati per i costumi, realizzati dalle sartorie Farani e the One per il Rossini Opera Festival. Le scarpe di Pompei per questi lavori rappresentano il punto di contatto tra abito e costume, anticipano tendenza e trend contemporanei. La moda diventa lo strumento che celebra l’importanza del tempo, dell’esecuzione, dell’esercizio con il lavoro di sette brand italiani e tre stranieri selezionati per le loro caratteristiche che uniscono la visione alla concretezza della capacità di realizzazione.

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